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Eroi e uomini d’ogni giorno
Posted by Taianokai on Gennaio 12, 2010Un Amico romano fa dono alla nostra Scuola di un interessante opuscolo di cui, volentieri, riproduciamo la copertina insieme ad un paio di brani di sicuro interesse.
«Una caratteristica del Giappone è l’eroismo. Un eroismo non come appare nelle figure di Achille o di Diomede, dove l’onore si confonde con l’egoismo e l’orgoglio, e non ha nulla a che vedere con il senso morale giacché è al di là del bene e del male, ma piuttosto l’eroismo di Ettore, che si batte per la sua città, non per gloria personale, ma perché i suoi concittadini, sua madre, sua moglie, i suoi famigliari gli si sono affidati ed egli non vuole deluderli. È con spirito di consapevolezza e di responsabilità che Ettore acceda la sfida di Achille pur sapendo che il figlio di Teti è più forte di lui; è con rassegnazione al fato, ma con magnanimità, che Ettore abbraccia il figlioletto intuendo che non lo rivedrà mai più; che conforta la moglie senza alcuna speranza nel cuore e che esce dalle mura di Troia sicuro che non vi farà più ritorno, nemmeno portato a braccia sugli scudi dei suoi soldati. Spirito di sacrificio insomma. Rinunzia e immolazione di sé. Tutte doti che, sia pure un po’ deformate per l’esasperazione che le pervade, ritroviamo nell’indole del popolo giapponese. Il quale è quello che oggi più di ogni altro riecheggia, nelle abitudini e negli ideali, il mondo della Grecia antica.
Gli eroi, tanto dell’antica Grecia che giapponesi, hanno insita dentro di loro una regola di condotta imperativa e si sentono legati da impegni che, assumendo nella loro psiche un senso profondamente dialettico e drammatico, li sollecita a varcare i limiti del possibile e dell’umano […]
Giorgio de Chirico, Pianto d’amore (Ettore e Andromaca) 1974.
Abbiamo parlato degli eroi, ma vi sono anche gli uomini di ogni giorno: gli artigiani, i marinai, i pescatori, i fabbricanti di lanterne colorate, i venditori ambulanti, i sarti e la fiumana dei lavoratori della terra, nonché gli operai, i commercianti e i professionisti, tutti coloro, in una parola che vivono di un mestiere. Ora, se si vuole individuare la sorgente viva delle azioni di tutta questa gente, se si vuol tentare di riassumere in un sol concetto i moti dell’animo, le aspirazioni, le angosce, i desideri, le intuizioni e le gioie di questa grande massa di popolo, il mezzo migliore pare quello di sottolineare un tratto particolare di tutti ed esclusivo di nessuno, che accomuna gli eroi ai cittadini normali e gli esaltati agli umili. Esso è questo: un profondo religioso rispetto per le grandi come per le piccole cose. Venerazione anzitutto per l’Imperatore che impersonifica la patria e la religione, grande riverenza per l’autorità costituita e i simboli dello Stato, rispetto per la personalità altrui (come lo dimostra, ad esempio, il cerimonioso inchino di saluto che non solo gli uomini, ma le donne e i bambini si fanno l’un l’altro nell’incontrarsi e nell’accomiatarsi); ma anche un riguardoso ossequio verso le piccole e umili cose di ogni giorno, verso le suppellettili che arredano la casa o gli strumenti e gli arnesi del proprio lavoro. Qualsiasi oggetto che serva al giapponese, sia pure un meschinissimo sandalo, un ago, i bastoncini e la ciotola che giornalmente usa per mangiare il suo riso, attraverso la propria utilità, che è considerata amichevole e alle volte fraterna collaborazione, partecipa dello spirito dell’uomo e diviene perciò “onorevole”».
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