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Hiroshige: La Grù
Posted by Taianokai on Maggio 18, 2009
Gru, pino e sole nascente
La Gru, il pino e il sole nascente sono tutti simboli beneaugurali, e, nel loro insieme presentano una stupenda sacralità.
La Gru è simbolo di purezza e virilità. Essa è capace di levarsi in volo dal fango senza rimanerne contaminata. Sacra ad Apollo nella nostra mitologia, essa rappresenta anche la luce e la felicità primaverili.
Dal canto suo il Pino sa ben radicarsi al suolo ed influenzare l’ambiente col suo mantenersi verde e vitale. Perciò è simbolo di longevità e, come il susino ed il bambù, di buon augurio.
Simbolo della rinascita spirituale, il Sole Nascente è anche il nome del Giappone: Nihon.

Nihon
La voce della gru
«Abbiamo speso 2 miliardi di dollari nella più rischiosa ricerca scientifica della storia e ce l’abbiamo fatta. Se i giapponesi non accettano le nostre condizioni li attende una pioggia di rovina dal cielo, come mai è stato dato di vedere su questa terra».
Harry Truman, presidente degli Stati Uniti (1945-53) prima dello sganciamento delle bombe nucleari.
Mancava un minuto allo scoccare del mezzogiorno quando il 15 agosto 1945 la vita in Giappone si arrestò. Quelli che possedevano una radio erano nervosamente sintonizzati sulla stazione radio nazionale NHK; quelli senza stavano immobili, col capo chino di fianco agli altoparlanti che erano stati piazzati nelle strade, e attendevano in soggezione che la trasmissione senza precedenti avesse inizio.
Le note dell’inno nazionale, Kimigayo, si diffusero nell’etere a mezzogiorno; quando si dissolsero, un annunciatore attaccò: “Sua Maestà l’Imperatore darà ora lettura al popolo del Giappone del decreto imperiale”. Si trattava di una registrazione – una delle due effettuate a mezzanotte circa della notte precedente e scampate ai cospiratori – e per la prima volta nella sua storia il popolo giapponese poté ascoltare l’imperatore che s’indirizzava ad esso.
“Ai nostri buoni e leali sudditi”, cominciò l’imperatore Hirohito. Parlava con un tono nervoso, acuto e usava il pronome imperiale Chin riferendosi a se stesso. Tradotto con “noi”, Chin letteralmente significa “luna che parla con il cielo” ed è usato esclusivamente dall’imperatore. “Dopo un’attenta disamina della congiuntura mondiale… Noi abbiamo, oggi, preso la risoluzione di mettere fine alla presente situazione adottando una misura straordinaria. Noi abbiamo dato incarico al nostro Governo di comunicare ai governi degli Stati Uniti, della Gran Bretagna, della Cina e dell’Unione Sovietica che il Nostro Impero è disposto i termini della Dichiarazione Comune”.
Già molto prima dell’esortazione finale – “Rimettetevi alla Nostra Volontà” – , la maggior parte degli ascoltatori aveva cessato di prestare attenzione a quelle parole. Milioni di giapponesi piangevano. Le difficoltà dell’imperatore ed il linguaggio arcaico non avevano oscurato il suo messaggio. La “evoluzione del conflitto non ha avuto altro effetto che quello di andare contro gli interessi generali del Giappone”, diceva l’imperatore, e i suoi sudditi capivano. Dopo la morte di circa 2 milioni di soldati e centinaia di migliaia di civili; la distruzione di oltre 100 chilometri quadrati di Tokyo, capitale e città più grande della nazione, nonché quella di gran parte del palazzo imperiale in seguito a un bombardamento dell’aviazione americana, la totale distruzione di Hiroshima e Nagasaki con le bombe atomiche, il Giappone era sconfitto. La seconda guerra mondiale finita. L’imperatore – paragonato in un’antica metafora ad una gru che protegge il suo popolo dal cielo – parlava del futuro: “Unificate tutti i vostri sforzi… Coltivate la rettitudine; siate di spirito magnanimo e lavorate con incessante ardore al fine di risollevare i fasti dell’impero adeguandovi al ritmo del progresso universale”».
Karen Severns, Hirohito, (edizioni Targa Italiana).