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Il Gentiluomo parla
Posted by Taianokai on Aprile 27, 2009

Hacker Arthur, La Tentazione di Sir Percival
(Percival con la Coppa del Graal)
Breve estratto da:
SULLA VIA MAESTRA DELL’ARCO E DELLA SPADA
dalla Rivista Bimestrale Storia Verità n. 36, Maggio-Giugno 2002
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«[…] Piuttosto io sono per il Trono e per l’Altare, sto per la Tradizione Perenne. Ma se risaliamo più in là nel tempo fino all’alto medioevo, l’epoca della Tradizione Cavalleresca, la liaison con la tradizione nipponica è più evidente ed è da ricercarsi proprio nell’etica guerriera. Se pensiamo al concetto di cavalleria – che poi diventa cavalleria cristiana, graalica – non ci allontaniamo molto dalle categorie giapponesi. Per esempio, l’importanza annessa alla virtù della fedeltà: il cavaliere è colui che non mente. E ancora oggi è così: per andare d’accordo con i giapponesi bisogna che loro sentano che sei fedele, makoto, sincero. Se il giapponese sente il tuo makoto, la tua sincerità allora diventa un amico. Il concetto dell’amicizia è molto vivo in Giappone: se sono amici lo sono per sempre […]
Makoto
[…] Non dimentichiamo – è importante sottolinearlo – che vi è stata una crisi della tradizione nipponica già dall’epoca Meiji (1), quando i samurai non poterono più portare la spada. Quanto alle affinità, lo Shintoismo è interessantissimo. La concezione degli dei, della natura, dei Kami – i Kami sono entità superiori – è molto vicina a quella romana, per esempio. Così il culto degli antenati… La Patria è la terra mista alle ceneri dei padri […]
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[…] Ho scoperto, grazie alla pratica effettiva di discipline autentiche, che in Giappone sono stati conservati moltissimi elementi veramente tradizionali e autenticamente “interiori”, forse più che in qualsiasi altra parte del mondo. Il vero Giappone è nascosto, e quando ebbi occasione di praticare la Via dell’Arco e della Spada cominciai a rendermi conto della ricchezza di questa Tradizione. Non ho mai aderito ad una scuola Zen ma ho molta simpatia per la scuola Soto. Ho conosciuto e frequentato Taisen Deshimaru, maestro di Zen Soto molto noto in Occidente. Secondo la scuola Soto se riusciamo ad assumere la posizione corretta che poi è quella del Buddha – una posizione che non è solamente fisica – allora si ottiene il satori, l’illuminazione. Ho avuto la possibilità di conoscere autentici maestri – non molti in verità – e vivo di rendita su quel poco che ho ottenuto da essi […]
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[…] Meditazione… io preferisco dire “Contemplazione”. Meditare è far si che il pensare duale giri intorno a un concetto: meditare su qualcosa. Invece contemplare è vedere direttamente, senza discrimini. La vera contemplazione è rendersi conto che in realtà è Dio che contempla se stesso nel centro del nostro cuore. Di fatto noi non dovremmo nemmeno contemplare perché solamente Dio può contemplare. Contemplare: esaminiamo un po’ questa parola. Il sacerdote romano si poneva la centro del templum e da lì “vedeva” ed interpretava il segno divino nel cielo. Il sacerdote contemplava, stava al centro del tempio: questo vuol dire contemplare. Si metteva al centro, superava il pensiero duale e diventava accorto, vigile su tutto ciò che avveniva nel templum. Allora poteva accadere che passasse un’aquila o una nuvola, ad esempio, e lui interpretava questi segni […]
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[…] Tutto dipende dalla mente: Mens, ovvero Meus Ens. C’è l’Ens, l’ente che è Dio, poi c’è la Mens, cioè il Meus Ens. L’importante è che la mia mente sia in armonia con l’Ente, co-vibri con esso: è tutto qui, chiamiamolo Zen o Cristianesimo… Cos’è il Paradiso? È la visione beatifica di Dio, l’Inferno è la mancanza di Dio. Noi oggi viviamo nell’Inferno, siamo ormai nell’edonismo più sfrenato […]».

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