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Il principio del monismo dualistico
Posted by Taianokai on Gennaio 2, 2012Da M. Nahum Stiskin, Lo Specchio Divino, edizioni Ubaldini
Il più grande compito della mente umana è quello di vedere nell’infinita diversità del mondo fenomenico una connessione logica che congiunge il principio con la fine, il superiore all’inferiore, e la creazione alla morte. Una comprensione di questa logica connessione richiede più dell’usuale attività concettuale della mente. Una funzione intuitiva è la base ultima del successo dell’uomo nell’unificare e armonizzare le polarità della vita. Su questo fondamento intuitivo può costruirsi una espressione teoretica dell’armonia discoperta. La scienza moderna e le filosofie che essa ha prodotto spesso trascurando le attività intuitive del pensiero umano. In contrasto con questo modo moderno di vedere le cose, l’uomo antico fondava la sua scienza e filosofia su un’esperienza organica dell’ordinamento della natura.
Ciò che appare all’uomo moderno come un misticismo prescientifico può, da un più ampio punto di vista, venire inteso come un’espressione religioso-scientifica di un ordine intuito nell’operare dell’universo.
Il principio del Monismo Dualistico è fondato sull’intuizione comune a tutti gli uomini che le cose, i fenomeni e gli esseri sono in una condizione di scambio dinamico e che la vita è un processo. Piante, uomini e idee fioriscono e inaridiscono nella loro stagione. I giorni mutano in notti e la notte ritorna al giorno; le stagioni fanno il loro corso. Il tempo, cioè il conto di questo mutare, non si arresta per nessuno. Nella vita giornaliera non c’è un punto fermo. Il corso di questo mutare, tuttavia, non è erratico. Ci troviamo a vivere in un mondo di estremi. Dal mezzogiorno alla mezzanotte, dal caldo dell’estate al freddo dell’inverno, dalla gioia alla tristezza, ogni movimento si svolge lungo un continuo da un estremo al suo opposto. Giudicando dalla nostra esperienza, deduciamo che l’universo è costruito secondo un piano di polarità: inizio e fine, maschio e femmina, espansione e contrazione, ascensione e discesa, vita e morte. Il processo non è che un movimento fra questi poli dell’universo.
Quantunque, a prima vista, i poli della natura si presentino come opposti e reciprocamente antagonistici, ad uno sguardo più attento ci accorgiamo che essi sono complementari; l’uno non può esistere senza l’altro. Senza femmina non potrebbe esserci maschio, e senza maschio non potrebbe esserci femmina. Il polmone si espande e contrae continuativamente. Se il moto si irrigidisse in una direzione la vita cesserebbe. Se l’uomo non conoscesse la tristezza non conoscerebbe mai la gioia; senza l’esperienza dell’insuccesso non conoscerebbe il successo; senza una conoscenza della malattia non potrebbe sapere che cosa sia la salute. L’universo e la nostra conoscenza di esso è, perciò, costituita dall’interminabile moto pendolare della vita da un polo al suo opposto complementare.
Prima di andare avanti, scegliamo un linguaggio pratico per discutere la struttura e l’interna polarità nell’universo. La nostra terminologia dovrà essere semplice, perché l’intuizione su cui fondiamo la nostra filosofia è innata in tutti gli uomini. Le complessità dei moderni sistemi di pensiero, per l’apprezzamento e utilizzazione dei quali sono necessari lunghi anni di educazione specializzata, escludono inevitabilmente l’uomo comune. Inoltre ci necessita un linguaggio flessibile abbastanza da inquadrare tutti i regni dei fenomeni; deve adattarsi tanto al mondo spirituale come a quello materiale.
La terminologia più appropriata all’età moderna e quella Yin e Yang, derivata dall’antica Cina. Ma questo non significa che noi vogliamo soltanto sfruttare l’antica filosofia così come fu delineata e usata da Fu-Hi circa cinquemila anni or sono. Possiamo e dobbiamo ridelineare questa terminologia in tal maniera che l’uomo moderno possa fare di essa un impiego razionale. L’antico principio di relatività non è un misticismo ma è una logica paradossale dell’universo.
Designeremo come Yin tutti i fenomeni, esseri e cose che sono dominati dalla forza centrifuga, e come Yang quelli dominati dalla forza centripeta. La centrifugalità può venire molto facilmente immaginata come la tendenza da un centro verso la periferia; la centripetalità è un moto da un periferia verso un centro.
Usando il nostro principio categorizzeremo la densità come un fenomeno yang a paragone dell’atmosfera in espansione, che considereremo come un fenomeno yin. Per estensione, un protone avente peso e densità verrà classificato come yang a paragone di un elettrone che, non avendo né peso né densità, sarà classificato come yin. Il moto che parte dal centro della terra esprimerà la tendenza yin; il moto verso il centro, lo yang. La verticalità con riferimento alla terra può essere considerata come un’espressione di yin; l’orizzontalità è l’espressione di yang. Fondandosi su questo concetto, i colori possono venire classificati come una serie di mutamenti o variazioni lungo il continuo che va dal rosso al violetto. Il rosso descrive un’onda elettromagnetica di bassa ampiezza e frequenza che si può dire dominata dalla forza centripeta.
Il violetto descrive un’onda di molto più alta ampiezza e frequenza e, a paragone, si può dire dominata dalla forza centrifuga. Nel regno minerale il sodio esercita un’influenza biologicamente contrattile mentre il potassio ne esercita una espansiva. Il primo elemento potrebbe considerarsi yang, il secondo yin.
Calore e luce sono fenomeni “centrati”: la loro esistenza presuppone un punto di concentrazione nello spazio e possono perciò dirsi yang. Freddo e oscurità sono fenomeni “dispersi”: originano in una periferia che non so sa dove sia e permeano lo spazio e, conseguentemente, possono dirsi yin. Il fuoco è yang; l’acqua, sua antagonista è yin.
Il principio del Monismo Dualistico classifica tutti i fenomeni, cose ed esseri dell’universo nelle due categorie polari di Yin e Yang. Questo implica, tuttavia, che in ogni processo o entità le caratteristiche di entrambe non possano coesistere. Il battito del cuore manifesta il continuo gioco delle forze centripete e centrifughe; dentro la luce diurna c’è l’ombra, e nell’oscurità della notte il cielo è pieno di punti luminosi; dentro il maschio possiamo sempre trovare la femmina, e dentro la femmina il maschio. Una volta designate due categorie universali che includono in se stesse tutti gli antagonismi complementari dell’universo polare, dobbiamo tener presente che niente è in sé costituito di una tendenza soltanto ad esclusione della sua antagonista.
Tutte le cose, fenomeni ed esseri sono aggregati delle due tendenze –yin e yang – combinate in varie proporzioni. Il principio del Monismo Dualistico pone maggiore accento sulla coesistenza di queste caratteristiche essenzialmente opposte entro una singola entità o processo. Nell’ambito della teoria di Yin e Yang, il davanti e il di dietro rappresentano l’ultima polarizzazione della natura, e tutte le cose vengono considerate come costituite di entrambi. L’esercizio del principio del Monismo Dualistico è un esercizio della mente umana a discernere i poli costituenti di un tutto dato e a comprendere la loro relazione di interdipendenza.



