{"id":978,"date":"2010-01-10T20:16:29","date_gmt":"2010-01-10T19:16:29","guid":{"rendered":"http:\/\/old.taianokai.org\/?page_id=978"},"modified":"2010-01-15T19:26:06","modified_gmt":"2010-01-15T18:26:06","slug":"il-contadino-poeta-e-filosofo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/old.taianokai.org\/?page_id=978","title":{"rendered":"Il contadino, poeta e filosofo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/old.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2010\/01\/Contadino-poeta-filosofo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-981\" title=\"Contadino-poeta-filosofo\" src=\"http:\/\/old.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2010\/01\/Contadino-poeta-filosofo.jpg\" alt=\"\" width=\"397\" height=\"336\" srcset=\"http:\/\/old.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2010\/01\/Contadino-poeta-filosofo.jpg 397w, http:\/\/old.taianokai.org\/wp-content\/uploads\/2010\/01\/Contadino-poeta-filosofo-300x253.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 397px) 100vw, 397px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Carlo Sartori, Il contadino, poeta e filosofo &#8211; 1973<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">L\u2019emozione che in questa tela ci offre l\u2019artista ha un sapore del tutto particolare, inusuale anche per lo stile con il quale il pittore ama esprimersi, il \u201cnaif\u201d.<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">La prima sensazione che ci trasmette sta nelle proporzioni e nell\u2019architettura dell\u2019immagine. L\u2019insieme di tutti i temi che ci propone avviene, per cos\u00ec dire, \u00a0in uno spazio riempito principalmente dal soggetto ritratto, quasi ad escludere, o, ad allontanare, con prospettive esasperate, le realt\u00e0 materiali come la casa e i campi coltivati, con la sola esclusione dei tre animali che in primo piano condividono la ribalta con lui.<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Trovo che questa sia una scelta di linguaggio netta, voluta dall\u2019artista per focalizzare un momento quotidiano che in se racchiude una grande profondit\u00e0.<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Cosa vuole offrirci il pittore del momento di intimit\u00e0 di quest\u2019uomo semplice, sicuramente non colto nel senso accademico del termine? La sua \u201crealizzazione\u201d. Un uomo che apparentemente sembra non far nulla, seduto mentre fuma la sua sigaretta, probabilmente fatta da solo, dopo aver mangiato una mela che ha sbucciato con cura lasciandone il torso, quindi per gustarne il meglio, senza, per\u00f2, irriverenti sprechi. Fuma la sua sigaretta mentre il suo sguardo si proietta in una direzione che sembra non portare a nulla. Sicuramente quello sguardo \u00e8 molto pi\u00f9 avanti e pi\u00f9 lontano di quello che possono suggerire i suoi occhi. \u00c8 la calma ci\u00f2 che trasmette un individuo che gode del suo momento, nella contemplazione dell\u2019attimo, assaporandone ogni sfumatura, come il piacere semplice di togliersi le scarpe per liberare i suoi piedi dopo un duro lavoro.<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Questo momento di \u201cozio\u201d, tanto estraneo alla cultura moderna, richiama alla memoria il senso profondo che esso aveva per le culture antiche e tradizionali.<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #ffcc99;\">L\u2019<em>otium<\/em> \u00e8 uno dei fondamenti della civilt\u00e0 occidentale: cos\u00ec si legge nella \u201cMetafisica\u201d di Aristotele, al primo capitolo. E anche l\u2019etimologia del termine ci riserva un insegnamento: <em>otium<\/em> in greco si dice <em>schol\u00e8<\/em>, passata in latino nella parola <em>schola<\/em>, in italiano scuola. Dunque il termine con cui vengono designate le sedi della cultura, anzi della formazione alla cultura, significa <em>otium<\/em>. Scuola non significa scuola, ma <em>otium<\/em>.<\/span><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #ffcc99;\">Joseph Pieper, <em>Otium e culto<\/em>, Morcelliana 1956, pag. 10.<\/span><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9, si, lui \u00e8 lavoratore. Ce lo rivelano i suoi piedi nudi, deformati dal poco confort delle sue grandi scarpe. Le sue mani rudi e nodose, avvezze ai duri lavori che la terra richiede, le forti braccia. Ora sta vivendo il suo momento di \u201cotium\u201d, ed ha lavorato per poter giungere a questo momento. Al suo fianco ha un libro chiuso, \u201cla Felicit\u00e0\u201d, un libro che non ha bisogno di leggere, anche se lo ha con se, perch\u00e9 non \u00e8 su di un libro che cerca le indicazioni per ottenerla: egli stesso incarna quello stato d\u2019animo.<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #ffcc99;\">L\u2019<em>otium<\/em> \u00e8 uno stato dello spirito, un clima spirituale\u2026 atteggiamento di non attivit\u00e0\u2026 di riposo, del lasciar accadere, del silenzio\u2026 configurazione di quel silenzioso raccoglimento che \u00e8 un presupposto necessario alla percezione della realt\u00e0\u2026 stato della percezione recettiva, del concepimento intellettivo, dell\u2019immersione intuitiva e contemplante della realt\u00e0\u2026 Nell\u2019<em>otium<\/em> \u00e8 presente qualcosa della serenit\u00e0 del non-poter-capire, di quel riconoscere il carattere misterioso e insondabile dell\u2019essere. C\u2019\u00e8 in esso l\u2019ardimento del cuore che si affida senza calcolo al corso delle cose\u2026 L\u2019<em>otium<\/em> non \u00e8 l\u2019atteggiamento di chi assale, invade, ma di chi s\u2019apre accogliente; non sta nel comportamento di chi stringe afferrando, ma di chi allenta, di chi si distende, abbandonandosi, quasi come si abbandona il dormiente (solo chi si abbandona si rilassa, pu\u00f2 dormire). E infatti, come agitazione e insonnia appaiono termini correlativi, cos\u00ec l\u2019uomo in <em>otium<\/em> \u00e8 simile al dormiente\u2026 Il diletto ristoratore che proviamo nella contemplazione di una rosa che sboccia, di un bimbo che dorme, di un mistero divino, non \u00e8 forse simile al diletto ricreatore che troviamo in un sonno profondo e tranquillo?\u2026 nell\u2019<em>otium<\/em> sono partecipate all\u2019uomo le grandi, felici, irraggiungibili immagini e idee\u2026 l\u2019<em>otium<\/em> \u00e8 abbandono continuo della sfera propriamente umana\u2026 (ed) \u00e8 solo possibile a questa condizione: che l\u2019uomo, non solo sia in armonia con se stesso, che aderisca al suo essere (mentre l\u2019accidia prospera nel rifiuto di questa adesione), ma che entri in armonia con l\u2019orientamento della realt\u00e0 totale. L\u2019<em>otium<\/em> nasce dall\u2019adesione. Non \u00e8 pura e semplice inattivit\u00e0, non \u00e8 simile alla quiete, e neppure alla quiete interiore. Ma \u00e8 invece simile al silenzioso colloquio degli amanti che si nutre d\u2019intimo accordo.<\/span><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #ffcc99;\">Joseph Pieper, <em>Otium e culto<\/em>, Morcelliana 1956, pag. 36, 37, 38.<\/span><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Stato d\u2019animo indotto dall\u2019armonia con se stesso e con il mondo che lo circonda, nel suo dolce far nulla, nella contemplazione del suo mondo interiore. \u00c8 proprio quello che ci rivela il suo sguardo. \u00c8 in se stesso che quest\u2019uomo sta guardando, ed \u00e8 in se stesso che si ritrova. E in questo viaggio speciale, in questo muoversi nell\u2019immobilit\u00e0, ritrova l\u2019armonia con il creato. A tal punto che gli animali che lo affiancano, lo fanno liberamente, perch\u00e9 lui non offre nulla loro, n\u00e9 cibo, n\u00e9 gratificazione affettiva. Per\u00f2 sono loro ad andare da lui, diventando parte integrante del \u201cprimo piano\u201d prospettico dell\u2019opera. Lui si offre nella sua cosmica armonia, consentendo loro di entrare a far parte e di godere di questa fusione con il tutto. Vanno da lui attratti come da un francescano magnetismo.<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Un attimo, magico, di contemplazione del momento presente, unico, irripetibile. Non c\u2019\u00e8 dopo, non c\u2019\u00e8 prima in questo uomo semplice, c\u2019\u00e8 solo il momento.<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #ffff99;\">Renatus<\/span><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.carlosartori.info\/frame.htm\" target=\"_self\">Carlo Sartori &#8211; pittore<\/a><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Sartori, Il contadino, poeta e filosofo &#8211; 1973 L\u2019emozione che in questa tela ci offre l\u2019artista ha un sapore del tutto particolare, inusuale anche per lo stile con il quale il pittore ama esprimersi, il \u201cnaif\u201d. La prima sensazione che ci trasmette sta nelle proporzioni e nell\u2019architettura dell\u2019immagine. 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