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La Spada e il Noh
Posted by Taianokai on Settembre 17, 2010Nel teatro Nô passi, azioni, ritmo, respiro, moti interiori e tensione hanno una particolare corrispondenza con il movimento e portamento di chi tira di spada.
«Alla corte del reggente imperiale [Shôgun] Tokugawa Iemitsu venne organizzata una volta una rappresentazione Nô; vi venne invitato anche il maestro di scherma di Corte Yagiû Munenori (1570-1646), uno dei maggiori esperti di scherma. Voltandosi, Iemitsu disse a Munenori: “Fa un po’ attenzione ai movimenti di Kanze Sakon, che reciterà ora. Se trovi in lui un vuoto in cui potresti penetrare con un colpo di spada, dimmelo”. Una volta terminata la rappresentazione Nô, Iemitsu chiese come fosse andata. Munenori disse: “Ho osservato attentamente fin dall’inizio. Ma non ho trovato alcun vuoto nel suo portamento. Al massimo lo si sarebbe potuto colpire nel momento in cui prendeva posto all’angolo della colonna del ministro. Là ha mostrato un piccolo vuoto”. Una volta dietro le quinte, l’attore Nô Kanze Sakon chiese ai suoi: “Chi era quello che sedeva accanto allo Shôgun e osservava con tanta attenzione la mia recita?” Gli risposero che era Yagiû Munenori. Dopodichè Kanze Sakon disse pieno di ammirazione: “È per questo, allora! Quando nel corso della danza mi sono un po’ rilassato in un angolo, egli sorrideva. È un vero esperto di scherma!”
Biographisce Geschichte Japans, vol. X, pp. 75-76.
Da questo aneddoto risulta evidente che il portamento dello spirito non è in Giappone la mistica d’immersione propria dell’asceta e dell’estraneo al mondo, nemmeno una disciplina meditativa dell’anima. La mistica giapponese, se mai la si possa definire così, corrisponde alla elevazione di tutte le forze e di tutti i valori intrinseci all’uomo tramite la disciplina instancabile e inflessibile del corpo e dello spirito, disciplina che non viene però osservata solo in circostanze particolari, bensì sempre e ovunque durante la vita.
Yuniû Kitayama, Lo stile eroico – L’eroismo in Giappone (ediz. Sannō Kai).
Il Nô ha per principio di semplificare tutti gli atteggiamenti, di rallentare tutti i movimenti, come se fossero eseguiti in un mezzo più denso, in cui i movimenti sono più difficili e acquistano un’importanza esteriore per la loro ripetizione costante e la lentezza nell’eseguirli. Educazione dell’immaginativa e della volontà. Fissare lo spirito di forza per un’ora di seguito, sulla stessa situazione […] Il Nô è una scuola di pazienza, di tensione, di attenzione. Un tempo gli attori del Nô erano considerati al pari dei samurai. Si racconta che uno shogun aveva dato ordine al suo maestro di scherma di sorvegliare uno dei suoi attori mentre recitava e di scegliere il momento in cui si trovasse in difetto per attaccarlo. Lo schermitore ritornò dicendo che l’attore non gli aveva dato possibilità di appiglio neppure per un momento, salvo un solo secondo quando guardava per terra. L’attore confessò che in un momento in cui si doveva ritenere che guardasse dentro una sorgente, aveva scorto un pezzetto di carta che non avrebbe dovuto esserci. Allora si era spezzato il cerchio magico che lo proteggeva, l’atmosfera di finzione che gli serviva da armatura.
Questa scuola di lentezza, questo modo di bloccare lo spirito e tenerlo fermo sopra un solo soggetto è esattamente il contrario della nostra disciplina moderna del cinema e dell’auto, per la quale ci mettiamo in mezzo a un torrente che scorre con gran rapidità e dove ogni impressione ha la durata di un lampo.
Paul Claudel, L’uccello nero del Sol Levante (ediz. il Cerchio).
OMOTE – Le maschere del Teatro Noh
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